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Tordelli massesi. Tordelli è il termine dialettale massese per indicare i ravioli. La ricetta che segue è solo una delle tante: come spesso accade per i piatti tradizionali, ogni rione o addirittura ogni famiglia ne ha una variante. Ingredienti: formaggio parmigiano, pecorino, pane grattugiato, pepe, noce moscata, timo, origano, macinato di manzo, macinato di maiale, interiora di pollo, prezzemolo, uova, farina di grano duro.
Peparazione del ripieno: si grattugiano formaggio parmigiano, pecorino, e pane grattugiato nella porzione rispettivamente di 2/4, 1/4, 1/4, si aromatizza con pepe, noce moscata, timo, un pizzico di origano. Si soffrigge carne macinata di manzo magra e macinato di maiale, interiora di pollo finemente tritate e un mazzetto di prezzemolo per pochi minuti, sul finire si insaporisce con il sale. Dopo avere aggiunto qualche cucchiaio del sugo che servirà da condimento, si lascia raffreddare. Quindi il tutto va amalgamato con uova sino ad ottenere un impasto omogeneo e sufficientemente denso. Lasciare riposare almeno per qualche ora. A parte si impasta farina di grano duro e si tira con il mattarello sino ad ottenere una sfoglia consistente e non troppo sottile. Preparata la sfoglia si procede alla preparazione del tordello avvolgendo piccole porzioni ( circa una noce di Sorrento) del ripieno con la stessa ricordando che il nostro tordello e’ grande quanto un cucchiaio da brodo. Una volta preparati si stendono su un panno e si coprono con un altro sino al momento della cottura (così la pasta non secca ).
Preparazione del sugo: si prepara un ragù di carne e pomodoro col procedimento di sempre con la variante che ad esso non va aggiunto peperoncino (nasconde il sapore del ripieno), ma si userà un pizzico di pepe nero in aggiunta alle erbette nostrane. Il macinato di carne sarà magro e cioè di manzo con l’aggiunta di interiora di pollo nostrano sempre finemente tritate. Il sugo sarà poco denso ( non troppo tirato) per essere ben assorbito dai tordelli.

Il Palazzo Ducale di Massa. Affacciato sulla Piazza Aranci, ne occupa un intero lato e si estende ad “U” fino a Piazza Mercurio. Il nucleo originario è dei primi del ‘500 ed era la villa di pianura dei Malaspina. La parte più imponente dell’edificio venne realizzata da Carlo I ed è costituita dal Salone degli Svizzeri e dalla Cappella Ducale, della cui originaria ricchezza restano soltanto i soffitti affrescati da Carlo Pellegrini ed un’ancona marmorea di pregevolissima fattura che costituisce la pala d’altare. La sistemazione definitiva, terminata nei primi anni del ‘700 per volontà della principessa romana Teresa Pamphilj, moglie di Carlo II, fu opera di Alessandro Bergamini, che dette armoniosa sistemazione alla facciata, realizzò il bel cortile di spirito rinascimentale, la splendida loggia al primo piano, l’ampia scalinata di accesso ed il pittoresco Grottesco, che fa da scenografico fondale all’ingresso. All’interno del Palazzo, lo stesso Bergamini, principale rappresentante di una famiglia di artisti che servì costantemente la famiglia dei Principi, realizzò l’Alcova del Duca Carlo II, in cui fece sfoggio del suo estro e della maestria degli scultori in marmo di Massa e di Carrara. Notevoli anche le sale affrescate dal fivizzanese Stefano Lemmi, autore dei fregi e degli affreschi che decorano il Grottesco.

 Cucina o Erbi. A Massa si chiama “Cucina”, a Carrara “Erbi”, è’ una zuppa di fine inverno a base di erbe selvatiche appena germogliate, che richiede grande abilità per riconoscerle e dosarle. Questa zuppa è un “piatto povero”, ma ricco di sapori e di proprietà nutritive e salutari.
Ingredienti. Varie erbe commestibili, scelte secondo la stagione, tra le seguenti: acetosa; asparago selvatico; aspraggine; borraggine; carota selvatica; cicerbita; costole d’asino; finocchio selvatico; insalata selvatica; luppolo; ortica; papavero; piantaggine; pimpinella; porro selvatico; prezzemolo selvatico; radicchio; ranuncolo; raperonzolo; romice crespa; soffione; valerianella. Per 6 persone servono 3 kg. di “erbi”. E poi occorrono: 250 gr. di fagioli secchi o equivalente di freschi, carota, cipolla, costola di sedano, lardo, prezzemolo, peperoncino, sale. Preparazione: lessare i fagioli, lavare gli erbi e le altre verdure e immergerli in 2 litri circa di acqua già portata ad ebollizione; aggiungere poi i fagioli lessati ed in parte passati al passatutto, il lardo ( meglio se soffritto in un battuto di odori) , il peperoncino e il sale; mescolare ogni tanto fino a ridurre in buona parte il liquido. Servire con un cucchiaio di olio crudo. Nel filmato, che trovate anche nella pagina Facebook bagnotirreno1923, compaiono nell’ordine: acetosa, asparago selvatico, aspraggine,  finocchio selvatico, ortica, piantaggine, romice crespa.

  Alexander: 3 cl di Cognac, 3 cl di Crema di Cacao (scura), 3 cl di Panna fresca. Come si prepara. Prima di iniziare raffredda la coppa cocktail inserendoci qualche cubetto di ghiaccio. Metti tutti gli ingredienti in uno shaker utilizzando il Jigger (misurino) per non sbagliare le dosi. Inserisci il ghiaccio fino a riempire lo shaker, agita energicamente e poi versa il contenuto in una coppa cocktails ghiacciata. Spolvera con noce moscata e poi servilo, da gustare fresco. Origine. Secondo una tradizione, la sua comparsa nel mondo dei drink risale ad un’occasione mondana degli anni Venti del Novecento a Londra, quando la principessa reale Mary sposò Lord Lascelles. Per festeggiare tale evento, il celebre barman Harry MacElhone creò questo cocktail, sul bancone del Ciro’s Club, omaggiando la sposa con il suo bianco drink.

  Dry Martini: 6 cl di gin, 1 cl di dry vermut, 1 oliva verde, 1 buccia di limone (alternativa all’oliva). Come si prepara. Riempi una coppa martini di ghiaccio per raffreddarla, riempi un mixing glass di ghiaccio, mescola e scola l’acqua formatasi, aggiungi 1 cl di Vermut dry nel mixing-glass e 6 cl di gin. Scola il ghiaccio dalla coppa martini e versa il cocktail, filtrandolo con lo strainer. Guarnisci con un’oliva denocciolata, oppure spremi una scorza di limone sulla superficie del Martini e inseriscila nel bicchiere. Origine. Alcuni sostengono che sia il nome del barista italiano che per primo, nella New York del 1912, l’avrebbe preparato per John D. Rockefeller. Altri suppongono che derivi da un celebre cocktail del 1850, il “Martinez” di Jerry Thomas.